• 29 marzo 2017

ll corso di studi si articola in quattro anni suddivisi in due bienni, per un totale di 2000 ore.
Il primo biennio prevede lezioni teoriche, formazione personale e tirocinio pratico-clinico, approccio ai casi clinici, tirocini in strutture sanitarie pubbliche, il secondo biennio prevede: lezioni teorico pratiche, formazione psicoterapeutica guidata, formazione personale e tirocinio pratico-clinico,  supervisione personale e su casi clinici.
La frequenza è obbligatoria almeno per il 70% delle lezioni annuali.
Sono parte di Asipse la sua storia e un affiatato collegio docenti.
Si possono leggere in allegato  gli estratti della Gazzetta Ufficiale con i decreti Ministeriali di Riconoscimento della Scuola Asipse di Milano e di Sesto S. Giovanni.

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Storia di Asipse

Scuola Quadriennale di Specializzazione in Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva di Milano gestita dall’ASIPSE (Associazione per lo Studio e l’Insegnamento Psico Socio Educativo) deriva dagli indirizzi scientifico-culturali comportamentali e cognitivi.
Fin dall’inizio della sua attività (1980), l’ASIPSE si è proposta obiettivi di natura culturale organizzando conferenze, seminari e convegni, e finalità didattico-formative, con corsi post laurea di psicoterapia, prima biennali e poi quadriennali, per psicologi e medici.
Inoltre ha costantemente incoraggiato e coordinato l’attività terapeutica e di ricerca dei suoi membri e l’attività di tirocinio clinico-terapeutico dei suoi allievi realizzata nell’ambito delle strutture dei Servizi Psichiatrici del Servizio sanitario Nazionale, sviluppando anche un’intensa e reciproca collaborazione didattica con l’Istituto di Psicologia e l’Istituto di Psichiatria dell’Università di Milano.
L’indirizzo scientifico-culturale che ha orientato le attività dell’Associazione e della sua Scuola è stato all’inizio quello Comportamentista e della Behaviour Therapy che si rifaceva alla scuola Pavloviana nelle sue espressioni più moderne.
Particolarmente importante in questo senso è stato l’incontro del Prof. G.F. Goldwurm con W.H. Gantt, allievo di Pavlov e direttore del Pavlovian Laboratory di Baltimora, nonché presidente del CIANS (Collegium Internazionale Activitatis Nervosae Superioris).
Il Prof. Goldwurm, come membro degli organismi direttivi di questo Collegio, attraverso Horsley Gantt, ha potuto conoscere studiosi di fama internazionale come Astrup, Corson, Konorski, Asratian e Anochin (allievi questi ultimi di Pavlov), Horvath, Dostalek, Sokolov, Morozov, Simonov, stern, agathon, Sudakov, Pichkenhain, Alexander, Bridger, Wolpe e vari altri.
Queste esperienze oltre a rappresentare preziose occasioni di apprendimento, sono state per il Prof. Goldwurm stimolo per partecipare con propri contributi a vari Congressi della materia e per organizzare nell’ambito della Clinica Psichiatrica dell’Università di Milano nel 1964 il primo Convegno in Italia sui Riflessi Condizionati. A questo Congresso parteciparono E.N. Sokolov e vari studiosi italiani, ed E. Arian tenne una relazione sulla Behavior Therapy e sui rapporti e sulle applicazioni cliniche della teoria dell’Attività Nervosa Superiore.

Nel 1968 il Prof. Goldwurm organizzò a Milano il primo congresso Internazionale del CIANS con la partecipazione di studiosi comportamentisti come J. Wolpe, S. Rachman, M.G. Gelder e altri.
Nel 1970 a Milano fu incaricato, quale autore italiano, di presentare il “Rapport de thèrapeutique” dal titolo “Les Thèrapeutiques de dèconditionnement dans les nèvroses” al Congrès de Psychiatrie et de Neurologie de langue française LXVIII Session.
Fu negli anni ’60 che accanto agli studi psicofisiologici sui riflessi condizionati e l’ANS (Attività Nervosa Superiore) degli schizofrenici, iniziò i primi trattamenti clinici di soggetti nevrotici con la Behavior Therapy guidato dall’insegnamento di Joseph Wolpe.
E’ proprio con questo autore, iniziatore delle terapie comportamentali, che il nostro gruppo dell’ASIPSE ha preso contatto alla fine degli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80.
In particolare dopo il congresso mondiale di Behavior Therapy a Washington nel 1983, l’ASIPSE invita Wolpe in Italia per tenere una serie di seminari e dimostrazioni terapeutiche.
Sempre a cavaliere tra gli anni ’70 e ’80 si fa più forte nel nostro gruppo l’influenza dell’altra grande scuola comportamentista: quella influenzata dal modello Skinneriano.
Valenti studiosi di questo approccio vengono dall’Istituto di Psicologia dell’Università di Milano, da quello di Siena, di Messina e dal corso di laurea in Psicologia dell’Università di Padova.
All’interno dell’AIAMC (Associazione Italiana di Analisi e Modificazione del Comportamento e di Terapia Comportamentale e Cognitiva) cui l’ASIPSE è affiliata, appare predominante in quel periodo il modello operante.
In questo contesto tuttavia è già presente il dibattito sull’importanza della cognitività nella regolazione del comportamento e nello sviluppo della psicoterapia.
Vengono approfondite le nozioni della RET di Ellis, e dell’Apprendimento Sociale di Bandura, nonché le teorie di Beck, Meichenbaum, Mahoney ecc.
L’evoluzione della nostra scuola va rapidamente nel senso del cognitivo comportamentismo.
Viene valorizzato l’apprendimento osservativo, il modellamento e dato impulso all’applicazione delle tecniche assertive.
In particolare la Dr.ssa Anna Meneghelli sviluppa il settore del training assertivo, delle abilità sociali, verbali, non verbali e cognitive.
Questi modelli di intervento, già indicati da Wolpe nell’ansia sociale, si mostrano particolarmente utili nella riabilitazione cognitiva e comportamentale degli psicotici cronici.
A questo proposito viene da noi organizzato nel 1984 a Reggio Emilia un convegno sull’apprendimento delle abilità sociali negli schizofrenici cui partecipano con relazioni magistrali studiosi americani come Bellack e Curran.
Per quanto riguarda la riabilitazione e la prevenzione delle ricadute negli schizofrenici, viene preso poi contatto con la scuola inglese di Vaughn, Leff e Falloon ed in particolare con quella di Liberman a Los Angeles. R.P. Liberman viene invitato in Italia a tenere alcuni seminari ed al Congresso Comportamentista AIAMC di Milano organizzato dall’ASIPSE nel 1986.
Il rapporto con Liberman è molto utile e costituisce un riferimento continuo per la nostra attività scientifica, della quale egli ha un giudizio molto positivo.
Il modello multifattoriale di Liberman per la schizofrenia (vulnerabilità – stress – fattori di protezione) ci ha guidato in questi ultimi anni nell’attività terapeutica e di ricerca presso le nostre Unità Operative Psichiatriche e costituisce un modello importante nell’insegnamento, presso la nostra Scuola, dell’intervento cognitivo e comportamentale nelle psicosi. Sempre in quest’ottica, sia nell’ambito della ricerca che dell’insegnamento, vi è stato un ulteriore evoluzione in senso cognitivo, adottando ampiamente la metodologia del problem solving.
Il Dr. Spiridione Masaraki si è poi dedicato particolarmente alle tecniche di autocontrollo, di auto rinforzo e di ristrutturazione cognitiva.
Particolare interesse in questi ultimi anni ha suscitato il salto paradigmatico del cognitivismo costruttivista cui hanno portato un contributo notevolissimo colleghi italiani come Reda, Guidano, Liotti e altri.
Questo implica una riflessione assai ampia su tutta la nostra metodologia di lavoro e anche sulla formazione psicoterapeutica.

Per ultimo, citiamo un filone terapeutico e scientifico di grande respiro che è quello rappresentato dalla Medicina Comportamentale.
Nell’Ospedale di Niguarda Ca’ Granda dal 1986, con fondi regionali, ha funzionato un Centro di Medicina Comportamentale con la supervisione prima del Prof. Rovetto, poi del Prof. Sanavio e in seguito della Dott.ssa Meneghelli, in cui si è lavorato sui problemi cognitivi e comportamentali di soggetti cardiopatici, obesi, enuretici, sieropositivi o con l’AIDS, affetti da dolore cronico, da ansia, fobie, attacchi di panico ecc.
Dal 1977 la Medicina Comportamentale è stata definita un campo interdisciplinare in cui si integrano le scienze comportamentali e quelle biomediche.
L’uso di metodiche cognitive e comportamentali ha dato buoni risultati e appare un settore applicativo in forte espansione, collegandosi non solo con gli aspetti psicologici della malattia somatica, ma anche con le più vaste problematiche della Qualità della Vita, del benessere psicosociale e dell’educazione alla salute.
In contatto con la International Society of Behavioral Medicine ed in particolare con il suo presidente Prof. Weiss abbiamo potuto inserirci in un dialogo ed in una problematica che poi è diventata una delle principali materie di insegnamento nella nostra Scuola.
Il nostro gruppo inoltre mediante l’organizzazione e la partecipazione ai Latini Dies ha rafforzato i legami culturali con i colleghi francesi e spagnoli.
Fra i primi in particolare J. Cottraux e P. Legeron, fra i secondi J. Miguel Tobal, R. Reich, R. Torrubia e C. Gomez Ocana.
Questa angolatura contestualizza il nostro lavoro confrontandolo con situazioni culturali più affini.
In conclusione, come si può vedere dalla storia del gruppo milanese che gravita attorno all’ASIPSE, vari filoni culturali del comportamentismo e del cognitivismo hanno contribuito alla sua evoluzione scientifica e culturale, dandogli anche degli specifici referenti nazionali e internazionali.
Questo si è riflesso pure nell’ambito dell’insegnamento che tende a snodarsi in un ventaglio di proposizioni teoriche e di modelli terapeutici, passando dai più tradizionali ai più innovativi, nella ricerca costante di modelli sempre più esaustivi e soddisfacenti.

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